Buonasera a tutti. Sono un pò dubbiosa nel tornare a scrivere dell’esperienza in Abruzzo. Dopo una partenza sprint con la prima condivisione, le emozioni con l’andare dei giorni, degli incontri, delle situazioni, andavano mano a mano a ridimensionarsi, a prendere una forma un pò più consona alla normalità, se di normalità si può parlare, insomma non era più la novità del primo giorno. Era come,
passatemelo, essere in tournèe, sveglia alle 7, colazione, abbigliamento, trucco, accessori, e via alle 8 si parte. Si percorrono i nostri 120 km da Roseto per
inoltrarci nei territori del terremoto, territori caratterizzati da paesini semi deserti e semi diroccati, con a fianco il loro bel camping o “villaggio turistico” come qualcuno ha osato definirlo. Per noi le Tendopoli, belle si, nuove, di un
carico color blu, ognuna con un cartellino appeso con nomi e cognomi degli ospitati, a volte anche 6 o 8 per tenda, oppure in quei centri dove un capannone poteva arrivare ad ospitare contati velocemente anche una sessantina di letti uno
praticamente attaccato all’altro. Il mio dubbio è quello di, raccontando i sentimenti che ho provato, sentimenti di tristezza mista a gioia di sconforto misto a forza di rabbia mista a rassegnazione, di voler quasi fare la parte del mass
media che non si preoccupa di dare un puro rapporto dell’accaduto, ma di far leva sui sentimenti per far alzare l’audience, quindi lungi da me raccontarvi in questi termini. Mi spiace ma a differenza dell’ospedale che tutti abbiamo vissuto, ognuno
nel suo personale, ma che possiamo tutti condividere, avendolo provato tutti, questa volta voglio solo farvi una mera cronaca, perché quello che si vive è unico e forse neanche parole ben riportate possono rendere l’idea. Gigi,la nostra chioccia, un giorno ci ha detto di aver letto la condivisione di un’altra associazione di cui non voglio fare il nome, questa persona raccontava con struggimento di come si era
ritrovata a piangere insieme ad uno degli sfortunati terremotati. Ora cosa può dare a voi, in termini di condivisione, un resoconto di una situazione simile? Voglio solo dirvi che a differenza dell’ospedale dove si passano 3 ore intense una o due volte al mese, essere impegnati tre giorni interi dalla mattina alla sera con almeno 300 km percorsi al giorno sballottandosi da una tendopoli all’altra, cercando di
ritrovare il sorriso ad ogni tendopoli nuova, con nuove situazioni, credetemi è
stata una esperienza intensa, che ti mette a dura prova in termini di stanchezza fisica, mentale e psicologica, dove non ti puoi permettere di far scendere l’adrenalina se non quando arrivi sfatto nel letto la sera, quando sai che hai bisogno di dormire ma non ci riesci perché ripensi a tutte le emozioni belle e meno belle provate, perché credete, anche qui abbiamo ricevuto dei rifiuti e in qualche
occasione è stato pure oltrepassato il rispetto di quello che facevamo, ma questo sta nell’animo umano a prescindere dalla situazione drammatica o meno, in queste situazioni infatti c’è anche chi si approfitta delle debolezze altrui.
A differenza invece dell’impegno profuso, le emozioni provate possono essere le stesse che proviamo in ospedale e cioè la bellezza di aver strappato un pò di sorrisi, di avere distratto un pò, di avere anche ascoltato, di aver conosciuto persone splendide, eccezionali, come tanti dei nostri pazienti, e le cose non particolarmente belle sono già finite nel dimenticatoio.Il mio racconto vuole quindi più di tutto servire per chi è prossimo a partire per questa esperienza.
Bisogna farsi un pò una corazza o si rischia di crollare. Ora fuggo sono un pò stanca, ma posso assicurarvi arricchita nell'animo.
Un abbraccio a tutti.
Briciola.
martedì 12 maggio 2009
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